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Napoleone Day

Duecento anni fa «Ei fu»: Napoleone Bonaparte, il corso di Ajaccio che creò la grandeur, fu generale divenuto imperatore ed ebbe l’ardire di conquistare il mondo per poi cadere nella polvere, moriva in esilio nell’isola di Sant’Elena. «Tutto ei provò: la gloria / maggior dopo il periglio,/ la fuga e la vittoria/, la reggia e il tristo esiglio», scrisse Alessandro Manzoni nel Cinque maggio che tutti abbiamo imparato a memoria a scuola e che venne composta dallo scrittore mila nese di getto, in soli tre giorni.

Mentre in Francia, in ossequio al politicamente corretto, si sono evitate in ogni modo mostre celebrative, Milano vuole ricordare il suo legame con Bonaparte e riflettere sulla complessità della sua figura. Se davvero, come scrive il Manzoni, «Fu vera gloria?/ Ai posteri l’ardua sentenza», è giunto il momento di analizzare l’eredità napoleonica in maniera obiettiva: alla Biblioteca Braidense, dove si conserva l’autografo del Cinque maggio, apre così da oggi la mostra «La Milano di Napoleone: un laboratorio di idee rivoluzionarie. 1796-1821 (fino al 10 luglio)» a cura di Giorgio Panizza e Giulia Raboni che espone nelle teche di sala Maria Teresa preziosi documenti, 147 opere, la maggior parte delle quali del patrimonio conservato nella biblioteca, ma con prestiti anche dalla Sormani e dalla Trivulziana. Oltre al prezioso autografo manzoniano, esposte anche testimonianze della fama della poesia e della sua larga diffusione, compresa la traduzione che ne fece Goethe in barba alla censura ; in mostra poi autografi di Pietro Verri, la prima edizione delle Ultime lettere di Jacopo Ortis e quella dei Sepolcri. Inoltre, testi di Vincenzo Cuoco, Vincenzo
Monti, Ugo Foscolo, Giuseppe Bossi.

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Articolo di Francesca Amè pubblicato su Il Giornale, mercoledì 5 maggio 2021